“Altro che contrasto alla precarietà. Con l’approvazione del decreto dignità, Di Maio farà aumentare solo la disoccupazione”.
Anche a Viterbo, dove il lavoro già manca e sempre più aziende chiudono, c’è preoccupazione per gli effetti che il provvedimento del governo giallo-verde appena votato alla Camera avrà sull’occupazione. Il testo, nato con l’intento di mettere un argine ai contratti a tempo, e che adesso approderà in Senato, rischia di avere nella pratica l’effetto opposto: lasciare i lavoratori a casa o, addirittura, incentivare il lavoro in nero. Un paradosso. A causa del meccanismo delle causali, un datore di lavoro viene quasi obbligato a non rinnovare un contratto, dicono gli industriali. D’accordo nelle critiche anche i sindacati, che, dal canto loro, puntano il dito soprattutto contro la reintroduzione massiccia dei voucher. A sindacati e industriali, aggiungiamo anche la bocciatura del presidente dell’Inps Tito Boeri che ha previsto la perdita di 80mila posti di lavoro e il quadro è completo.
Cosa prevede il decreto La durata massima dei contratti a tempo viene ridotta a 24 mesi da 36 con penali contributive per le aziende dello 0,5 per cento per ogni rinnovo. Il contratto può essere prorogato liberamente nei primi 12 mesi e nei successivi 12 solo a fronte di esigenze temporanee e limitate (le cosiddette “causali”). I contratti a tempo determinato senza causali che superano i 12 mesi verranno trasformati “automaticamente” in tempo indeterminato.
Le critiche/1 I contratti a tempo non sono il male esistono da sempre, rappresentano il 15 per cento del mercato e sono dotati di tutte le garanzie (Inps, Inail e indennità di disoccupazione). Il precariato selvaggio sta più nei voucher (il cui uso è esteso dal decreto), nelle finte partite Iva e nei cococo che non hanno previdenze.
Le critiche/2 La cifra rilevante ai fini di un sano mercato del lavoro è il coefficiente di trasformazione di contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Oggi in Italia il 20 per cento dei contratti determinati transita virtuosamente nel tempo indeterminato: è poco perché la media europea è del 30 per cento. Quindi se si vuole prosciugare il bacino del “precariato” bisogna incentivare la trasformazione e non bloccare una delle porte di ingresso nel mondo del lavoro che è costituita dal tempo determinato.
La difesa Sostiene Di Maio: “Ci avevano sempre detto che non era possibile aumentare i diritti, e che anzi bisognava tagliarli per tornare a crescere. La crescita non è arrivata. C’è stato solo il record di contratti a termine e del precariato. Ora noi stiamo cambiando passo tutelando il lavoro dagli abusi e le imprese dalla concorrenza sleale di chi prende i soldi pubblici e poi scappa in altri Paesi. Non finirà qui, è solo l’inizio”.

