“Noi ignari cittadini come possiamo fare per tutelare la nostra salute”? E’ la domanda che nei giorni scorsi su Facebook una lettrice del Viterbese metteva a commento di un nostro articolo sull’abuso di sostanze chimiche in agricoltura. Ecco, un primo passo da parte delle istituzioni e degli organi di controllo per aiutare i cittadini potrebbe essere quello di fornire informazioni precise e aggiornate sullo stato di inquinamento dell’ambiente. Eseguire controlli diffusi, raccogliere dati, analizzarli, illustrarli alla popolazione e, là dove necessario, intervenire.
Può sembrare un discorso scontato ma non lo è. Spesso ci troviamo di fronte a studi datati – quelli citati dalla Provincia di Viterbo nelle linee guida per l’uso sostenibile dei fitofarmaci sono vecchi più di venti anni –, sui quali risulta difficile aprire un dibattito.
Qui sotto, parlando di pesticidi, riportiamo un intervento di Bengasi Battisti, che, nella doppia veste di medico e consigliere comunale a Corchiano, illustra bene lo stesso concetto. Un problema, come si legge, che non riguarda solo Viterbo.
“Sono 259 i pesticidi trovati nelle acque italiane, con il potente e diffuso erbicida glifosate che insieme al suo metabolita Ampa , presenta il maggior numero di superamenti (rapporto Ispra 2015/2016) . Nel 2016 nelle acque superficilali il glifosate risulta superiore agli standard di qualità previsti dalla norma nel 24.5% dei siti monitorati e del suo metabolita Ampa nel 47,8%. Anche nelle acque sotterranee la presenza delle pericolose sostanze supera gli standard qualitativi nel 8,3% dei punti di monitoraggio .
Dati di contaminazione così evidenti, nell’elemento indispensabile per la vita di ogni essere vivente, impongono un diffuso maggior senso di responsabilità. Il diritto alla salute per ogni essere vivente obbliga all’attuazione di efficaci misure di controllo degli abusi, evitando quelle ‘colpevoli distrazioni’ che incoraggiano gli illeciti. La tutela dei luoghi e la loro restituzione esigono la promuovere di quelle sane forme di agricoltura sostenibile che difendono la salute valorizzando le produzioni. Da questi dati purtroppo emerge anche una situazione ‘a macchia di leopardo’ nel monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee con il Lazio che con soli 12 di punti di monitoraggio delle acque sotterranee, sui 3129 nazionali, risulta incredibilmente la penultima delle regioni italiane (http://www.isprambiente.gov.it/files2018/area-stampa/comunicati-stampa/sintesi_regionale_indagini.pdf )
I rapporti per non ridursi a esercizi inutili devono produrre modifiche a piani e azioni rendendoli adeguati alle nuove condizioni. La politica sobria e costruttiva ha il compito di rendere utili questi preziosi dati del rapporto Ispra nell’interesse collettivo e per la tutela di un diritto costituzionalmente garantito”.