La paura di procurare allarme nell’opinione pubblica – parliamo del problema dei fitofarmaci in agricoltura, che secondo qualcuno non sarebbe poi così grave – è il metodo migliore per sopire i problemi importanti confidando nella memoria corta dei cittadini e nell’oblio che il tempo dona anche alle grandi questioni che attengono alla qualità della vita e alla nostra salute.
Facciamo qualche esempio: il radon. Bene, questo non è un problema risolto, né la sua pericolosità per la salute dell’uomo si è attenuata. Si è ridotta invece, con il passare del tempo, la percezione del problema, sono diminuite cioè la tensione e la partecipazione dell’opinione pubblica, cosicché esso è diventato un tema solo per addetti ai lavori e sindaci, che, senza strumenti e risorse, cercano di fermare il vento con le mani. Dunque, il problema esiste ancora, non esistono più, al contrario, la consapevolezza e l’attenzione dei cittadini. Un altro esempio è costituito dalla presenza di arsenico nell’acqua. Anche in questo caso non si tratta di un problema risolto, basta chiederlo ai sindaci che sono costretti tutte le settimane ad inseguire le analisi della Asl per verificare se i valori rientrano nella norma. La verità è che per i depuratori viene speso un fiume di denaro, ma la sicurezza non è stata ancora raggiunta.
Questo per ricordare due questioni che riguardano da vicino la tutela della salute dei viterbesi e che hanno direttamente a che fare, in modo significativo nel nostro territorio, con l’incidenza di tumori e altre patologie. In altri termini, laddove è provata correlazione tra un elemento tossico ed una malattia, non è per nulla consolante sapere come siamo messi rispetto alla media, né fa star meglio l’idea che, per non allarmare, è preferibile non conoscere e morire tranquilli. Dobbiamo, dunque, tener presente tutto ciò quando parliamo dell’uso dei fitofarmaci per nocciole e castagne ed altre colture.
Nessun procurato allarme, pertanto, se è vero, come è vero, che ci sono aree della provincia dove la coltura delle nocciole si estende su decine di migliaia di ettari, peraltro in ulteriore espansione grazie agli aiuti che arrivano dal psr. Nessun procurato allarme se è vero, come è vero, che in molti casi le colture lambiscono case, scuole, asili, centri sportivi, centri abitati – dove possono essere esposte a rischio anche persone cosiddette protette – o se è vero, come è vero, che l’utilizzo di certe sostanze, seppur effettuato tramite strumenti più o meno leciti a seconda del luogo, è sottoposto comunque alla variabilità atmosferica, ossia al vento o all’umidità.
Inoltre, a parte la qualità dell’aria, non si può far finta di non sapere che possono essere compromesse anche le falde acquifere, specie se non non vengono monitorate costantemente. Ecco perché uno studio approfondito del fenomeno, con il coinvolgimento di tutti gli enti preposti alla tutela della salute e dell’ambiente, è moralmente e politicamente obbligatorio. Bisogna conoscere la realtà per quello che è al fine di prendere i provvedimenti giusti secondo i principi di prevenzione e di precauzione. D’altra parte, è procurato allarme invitare le donne a sottoporsi alla mammografia o chiedere a chi supera i 50 anni di effettuare lo screening per il tumore del colon? La questione dei fitofarmaci è la stessa.
Stupisce, dunque, che in aree ristrette, esposte a una pluralità di sostanze potenzialmente tossiche, il proporre studi e provvedimenti idonei per prevenire determinati rischi sia considerato procurato allarme o inutile provvedimento privo di senso. Quale altro interesse – ci si chiede – va tutelato prioritariamente più della salute dell’uomo? Chi parla di procurato allarme deve rispondere a questa domanda.
Gli enti locali più interessati, l’Istituto superiore di sanità, l’Arpa, il ministero della salute e quello dell’ambiente, Regione ed Asl studino, verifichino e rendano la popolazione tranquilla ed i grandi produttori sereni, solo facendo così si creano le condizioni per uno sviluppo compatibile serio e trasparente. Nessuno vuole disturbare nessuno, ma si vuole solo garantire tutti, a partire dai cittadini.