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Home » Politica » “Che i nostri sogni abbiano il coraggio che manca alle nostre paure”

“Che i nostri sogni abbiano il coraggio che manca alle nostre paure”

1 Giugno 2018

Riceviamo e pubblichiamo

Oggi la politica è un argomento infausto: nella migliore delle ipotesi ci annoia, nelle peggiori ci nausea.

L’italica abitudine alla “cosa nostra” ha allontanato tutti noi dalla “cosa comune”, poichè oggi nessuno sente più quella res publica come reale patrimonio di ognuno di noi, ma come mero territorio da spartire.

Questo assetto mentale è così dilagato che imperversa l’infausta idea che la manifestazione di voto sia un atto inutile o, quanto meno, insufficiente a cambiare lo stato delle cose.

Eppure basta costruire le condizioni giuste, per un nuovo assetto mentale. Un nuovo contesto in cui l’individuo riscopra l’amore per quello che fa e, al contempo, si senta valorizzato nel suo essere persona, al di là dei ruoli che riveste nel quotidiano vivere.

Il mio pensiero va alle istituzioni pubbliche del nostro territorio – comune, polizia locale, scuole, etc. – spesso tacciate di essere inefficaci, talvolta improduttive.

Non possiamo accontentarci dello sguardo miope di chi ne addossa le insufficienze in capo a chi le gestisce o a chi vi lavora. Se il contesto in cui si opera non consente di cucire le istituzioni addosso alle persone, vi sarà sempre una frattura, causa di disservizio.

Tuttavia, è possibile fare una “sartoria amministrativa di alto livello”, creando delle strutture efficenti e corrispondenti alle esigenze delle persone. L’obiettivo è quello di realizzare una profonda rinnovazione delle istituzioni, con la creazione di un’equipe di specialisti che mappi tutti i processi decisionali, creando “procedure” ad hoc.

In realtà, nulla di straordinario. Tutti gli eventi della nostra vita, quotidiani o meno che siano, sono processi che si sviluppano attraverso delle procedure: dal contrarre matrimonio, all’allacciarsi le scarpe, dal lavarsi, al discutere la tesi di laurea.

Pensandoci, l’anomalia è proprio che non si proceduralizzino le attività quotidiane della p.a. – ad esempio, il percorso che conduce dalla segnalazione di un disservizio ad opera di un cittadino, alla sua risoluzione.

Una procedura è un percorso strutturato, preordinato a priori nelle tempistiche e nelle azioni da eseguire, stabilite fino ai minimi dettagli, che conduce in modo inevitabile al raggiungimento del miglior risultato possibille, nel miglior tempo possibile. Altresì, è una spiegazione di dettaglio metodologico e organizzativo che individua come le persone debbano operare, all’interno delle varie attività ed in esecuzione di precise indicazioni, per consentire lo svolgimento ottimale di quel processo.

L’incrementazione di tutte queste procedure in un unico portale informatico, poi, consentirebbe a tutti – cittadini compresi – di conoscere lo stato di gestione di ogni singola pratica, la tempistica di esecuzione dell’intervento e l’eventuale punto di “inceppamento”.

Questa è la mia esperienza professionale, come psicologo-psicoterapeuta: un quotidiano stare sul pezzo delle piccole cose che, molto spesso, hanno un valore psicologico non quantificabile per la persona e nei rapporti.

Imparare a scindere i processi complessi in azioni semplici, così da poter ottimizzare i tempi e i costi, la “creazione di contesti adeguati alla persona” sono i miei obiettivi professionali quotidiani ed è l’apporto che vorrei dare alla nostra comunità.

La proceduralizzazione delle attività pubbliche verrebbe realizzata dall’equipe di professionisti, d’intesa con chi quei processi li vive e li gestisce, proprio per evitare che esse non corrispondano ai bisogni effettivi del territorio.

Tutto questo, sempre con una particolare attenzione alla persona: sia quella che il passo non riesce a tenerlo, sia quella che riesce a sposare a pieno questo nuovo modo di impostare il lavoro.

Ci sarebbero incentivi per chi reagisce bene al nuovo sistema, mentre chi matura riscontri negativi, non riuscendo a rispettare la nuova strutturazione, si troverebbe a confrontarsi con l’equipe che, nella veste di “mediatore di compresione”, acquisirebbe le motivazioni dell’inefficienza, per superarla insieme.

Perchè “avere a cuore Viterbo”, significa avere a cuore il benessere di chi vive la città: sia come fruitore del servizio pubblico, sia come erogatore dello stesso.

E, per finire, un augurio: che i nostri sogni abbiano il coraggio che manca alle nostre paure.

 

Michele Coccia

candidato al Consiglio comunale di Viterbo nella lista “La voce dei giovani viterbesi” per Luisa Ciambella sindaco

 

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