Il centro storico di Viterbo è l’immagine in bianco e nero della città. Solo quest’anno risulta che, dal solo quartiere di San Pellegrino, un centinaio di famiglie si siano trasferite altrove. Nel 1984 l’area ospitava quasi 12.000 residenti: oggi non arriva a 6.000. Il commercio e l’artigianato si sono quasi estinti, vittime della grande distribuzione.
“Il centro storico, gioiello architettonico e artistico – dicono Paola Celletti e Daniele Cario – rappresenta per noi, insieme alla risorsa termale e all’agricoltura, il volano per rilanciare la città. Vogliamo restituire agli abitanti l’orgoglio di vivere in centro e per questo occorre: riservare posti auto ai residenti nelle immediate vicinanze alla ztl; la redazione di un piano generale per la mobilità, con bike sharing e bus navetta elettrici che consentano una comoda percorribilità del centro. Lo stesso potrà essere redatto sulla base di un approfondito studio preliminare, volto alla rimodulazione della viabilità interna ed esterna alle mura e alla individuazione di nuove aree di sosta e parcheggio situate in prossimità dei varchi di accesso alla città storica e sulle aree ricavate dall’interramento della ferrovia (nostra ipotesi di riassetto urbanistico della città e di potenziamento e raddoppio della ferrovia Roma Viterbo); la possibilità di realizzare un riassetto della viabilità mediante la creazione di una zona a traffico limitato in aree della città storica, in modo che divenga pedonale e ciclabile, con particolare attenzione alla fruibilità e godibilità di tutti gli spazi da parte di persone con differenti gradi di abilità; attenzione per la pulizia, il decoro e la manutenzione delle vie anche attraverso l’aumento dei contenitori per i rifiuti; il rispetto degli orari e il controllo dei livelli sonori nelle ore notturne, per consentire ai residenti la buona vivibilità del quartiere; lo studio e la redazione di un progetto finalizzato alla riqualificazione dell’arredo urbano e delle piazze”.
Per i due rappresentanti della lista Lavoro e beni comuni “si tratta di misure semplici che ormai qualunque città civile adotta. Accanto a questo però occorre anche destinare i fondi provenienti dalla tassa di soggiorno e dai finanziamenti stabili, in modo efficace mirando a: destinare contributi significativi, spalmati su più anni, per l’apertura di nuove attività artigianali, artistiche e commerciali ; defiscalizzare in maniera considerevole e progressiva le attività già operanti in centro; erogare contributi per affitto finalizzati a riportare le persone a risiedere al centro, con particolare attenzione alle coppie giovani; mettere in atto sgravi fiscali per chi ha intenzione di investire sugli immobili del centro; restauro e riuso dei cosiddetti ‘contenitori urbani’ che non presentano necessariamente una spiccata fisionomia monumentale o architettonicamente pregevole, ma che comunque sono dotati di una considerevole superficie utile, la cui proprietà risulta essere quasi sempre pubblica e quasi sempre sottoutilizzata. A tale scopo si potrebbero stipulare convenzioni con l’Università, gli ordini professionali, le associazioni di categoria, i sindacati, gli enti senza scopo di lucro, ecc. per una cessione in uso temporaneo degli edifici non utilizzati; creare uno sportello di ascolto per residenti e imprese del centro storico; destinare un fondo annuale per la promozione e la pubblicità dello sviluppo turistico del centro della città”.

