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Home » Politica » FLAT-TAX, CONVENIENTE SOLO A CHI GUADAGNA DI PIU’

FLAT-TAX, CONVENIENTE SOLO A CHI GUADAGNA DI PIU’

22 Maggio 2018

Lega e Movimento 5 Stelle basano il loro successo sul malcontento diffuso per la disoccupazione, la perdita del potere d’acquisto di salari e stipendi, l’aumento dell’età pensionabile e un sistema fiscale considerato iniquo e vessatorio. Per questo motivo, nel contratto sottoscritto per la formazione del governo, sono state inserite alcune misure economiche che, a loro dire, dovrebbero far ripartire produzione e consumi. Tra esse, la più nota, proposta dalla Lega, è la flat-tax  (letteralmente tassa piatta), un sistema fiscale basato su un’aliquota fissa, indipendente cioè dal reddito del contribuente. Contrariamente ad oggi, dove il fisco chiede di più a chi guadagna di più, domani pagherebbero tutti le stesse tasse su quanto guadagnano.

Il punto però è che, secondo tutte le analisi che gli esperti stanno conducendo in questi giorni, a beneficiare della riforma sarebbero soprattutto i ricchi. In pratica, l’effetto di una sola aliquota al 15 o al 20% comincia ad essere vantaggioso per chi guadagna almeno 30mila euro, diventando sempre più conveniente man mano che i redditi salgono. Al contrario, l’impatto sarebbe addirittura svantaggioso per i redditi più bassi, tanto che, per evitare che qualcuno debba pagare più di oggi, è stato necessario prevedere una clausola di salvaguardia per i redditi fino a 15mila euro.

Esempio: chi guadagna 7.500 euro lordi annui, oggi paga 58 euro di tasse, con la riforma ne verserebbe teoricamente 551 (da qui la clausola di salvaguardia). A quota 30mila euro i benefici si comincerebbero invece a sentire: si verserebbero 3.870 euro invece di 5.530. Il beneficio crescerebbe con il crescere delle somme dichiarate: chi guadagna oltre 75mila euro verserebbe 10.618 euro invece di 22.210.

Gli effetti del nuovo sistema fiscale sui redditi familiari sono stati illustrati in maniera illuminante dal Sole 24 Ore e dal Corriere della Sera in alcuni articoli pubblicati in questi giorni, dove i calcoli sono stati fatti considerando il nuovo meccanismo delle deduzioni per i componenti del nucleo e quelle per i familiari a carico. La proposta Lega-M5S infatti prevede una deduzione forfettaria di 3mila euro per ciascuno dei membri della famiglia, ma solo per quelle che non guadagnano più di 35mila euro. Chi dichiara tra 35 e 50mila euro avrebbe la deduzione solo sui familiari a carico, mentre oltre i 50mila euro le deduzioni sparirebbero. Ecco di seguito quello che, secondo i due quotidiani, accadrebbe.

Famiglia monoreddito Un nucleo di tre componenti, quindi con un figlio di oltre tre anni, con 15mila euro di reddito lordo annuo non avrebbe alcun beneficio. Lo sconto fiscale salirebbe a quasi il 50% con un reddito di 40mila euro, per il quale si verserebbero 5.100 euro di tasse anzichè 9.736. Con un reddito di 80mila euro le tasse da pagare scenderebbero da 27.400 a 16.000 euro. Lo sgravio fiscale sarebbe di circa il 40% per i redditi oltre 35mila euro.

Famiglia con due redditi Si dice che la flat-tax non favorisca l’occupazione, ed in effetti se in famiglia ci sono due percettori di reddito lo sgravo fiscale previsto dalla riforma si riduce. Per una famiglia con un reddito complessivo di 40 mila euro lordi ci sarebbero da pagare 5.100 euro invece degli attuali 6.170. Se il reddito cumulato è di 80mila euro si pagano i soliti 16mila euro invece degli attuali 21.400. In ogni caso lo sconto fiscale si riduce di circa il 20%.

I single Anche chi vive da solo verrebbe premiato dalla riforma fiscale della Lega e del Movimento 5 Stelle. Sotto i 15mila euro scatterebbe la clausola di salvaguardia, perché si pagherebbe più di adesso. Su 40mila euro di reddito si verserebbero 6mila euro di tasse invece degli oltre 10mila attuali, mentre con un reddito di 80mila euro il vantaggio sarebbe anche più consistente: da 27.500 a 16mila euro.

E’ alla luce di tutte queste considerazioni che finora, nel mondo, la flat-tax non è stata mai applicata del tutto in alcun Paese, neanche negli Stati Uniti di Ronald Reagan, che pure si spinsero molto in là. Parliamo delle stesse considerazioni per cui i padri della nostra Costituzione, nel 1948, disegnarono un sistema fiscale opposto: il principio base, fissato dall’articolo 53, è infatti la progressività. Significa che i ricchi devono pagare più tasse dei poveri. E il fisco deve seguire questa via maestra per raggiungere obiettivi di equità, giustizia sociale e crescita economica duratura.

“Per capirlo – scrive l’Espresso, prendendo a spunto un ragionamento di Luigi Einaudi, che prima di diventare presidente della Repubblica fu soprattutto un economista – basta cambiare esempio e basarsi sulla concretezza del cibo. Se una famiglia ricca ha mille pagnotte e lo Stato gliene preleva metà, con le altre cinquecento può continuare a ingrassare e far festa, lasciandone magari anche ammuffire gran parte in dispensa. Ma se in casa c’è solo una misera pagnotta e le tasse se ne portano via mezza, la famiglia povera la consuma tutta e soffre comunque la fame”.

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