E’ stata dura, l’altro giorno, seguire il confronto via web tra Giovanni Arena e Francesco Serra. Nonostante gli sforzi di Carlo Galeotti, la noia si è impadronita del pubblico, con la conseguenza che chi ha resistito, decidendo di non disconnettersi, si è dovuto accontentare di un dibattito monotono, piatto e di corto respiro. Più che un reale confronto tra candidati a sindaco basato su programmi e visioni strategiche della città, si è risolto tutto in un amarcord di due anziani al bar, pieno di ricordi del passato e di compiacimento per i bei tempi andati di cui sono stati protagonisti i loro illustri padri.
Nessun disegno per il futuro, nessuna visione, ma solo ricordi. Teste rivolte all’indietro, dunque, ovvero proiettate nel futuro solo per un’ambizione personale da coronare. Imbarazzanti i toni soporiferi: sembravano il sindaco ed il capogruppo di maggioranza, l’uno d’accordo con l’altro su tutta l’ordinaria amministrazione.
Ma allora perché hanno accettato di confrontarsi? Mistero. Di certo lo “spettacolo” che hanno dato sarà utile agli elettori, che hanno potuto accertare che non ci sono differenze tra loro, che non ci sono progetti da confrontare, perché in fondo Giovanni Arena e Francesco Serra hanno una vera e sola motivazione in questa campagna elettorale, un unico nemico da abbattere: il centrosinistra e Luisa Ciambella. I viterbesi che hanno retto alla noia hanno capito che i due candidati hanno poco o niente da proporre alla città. In loro tanto rancore da condividere e tanta ambizione da appagare. E’ proprio vero: quasi mai i figli non sono all’altezza dei padri.

