Uscito di scena il nome di Alessandro Usai, si attendono le decisioni dei vertici regionali (o nazionali) del centrodestra. La Lega chiede una candidatura terza, ma Forza Italia non ha proprio nessuna intenzione di fare marcia indietro: il candidato c’è e risponde al nome di Arena. Non si capisce perché non va bene. In questo quadro si inseriscono poi a livello locale nuove manovre di disturbo per sostituire Giovanni: è il caso di quelle della corrente di Giulio Marini, che torna a riproporre Daniele Sabatini, o di altre che punterebbero su Gianmaria Santucci. Ma la domanda è sempre la stessa: perché Giovanni Arena non va bene?
Al di là della piega che prenderanno gli eventi, come già si è avuta l’occasione di affermare da queste colonne non si tratta di un buon inizio per chi si candida a gestire le sorti della città. Con tali attori sulla scena, a Palazzo dei Priori ci sarebbe verosimilmente il caos, peggiore di quello che lo stesso centrodestra ha imputato al centrosinistra in questi cinque anni di Michelini e peggiore addirittura all’epoca Marini, che fu più volte sul punto di dimettersi a causa dei veti incrociati che partivano dall’interno della sua “variopinta” maggioranza.
Lo hanno capito benissimo a Roma – dove oltretutto vengono vissuti gli stessi psicodrammi, sebbene di dimensioni e valenze diverse – tanto che, per evitare che la coalizione imploda, avrebbero deciso di comunicare le loro indicazioni non prima dell’8, cioè – avete capito bene – martedì prossimo, due giorni prima della scadenza per la presentazione delle liste. In pratica, la strategia sarebbe di far trascinare tutti quanti fino allo sfinimento e soprattutto fino al punto in cui ad ognuno (ad esempio la Lega) mancherebbe materialmente il tempo per percorrere strade in solitaria spaccando l’alleanza.
Dunque, tutti con lo stesso candidato non per convinzione, ma perché le contingenze lo imporranno. Della finta unità si parlerà poi (sulle spalle della gente purtroppo) ad elezioni vinte (così sperano).
Questo piano sembra che sia stato deciso prima ancora che Usai ritirasse la propria candidatura. Una furbata? Un tecnicismo? Dategli il nome che volete, ma sicuramente sarebbe l’unica strada per salvare capra e cavoli. Usai, avendolo intuito, si sarebbe fatto da parte per non fare la figura del fesso.
Nella foto Maurizio Gasparri, rappresentante di Forza Italia al tavolo nazionale delle trattative

