Ma perché il centrodestra dovrebbe spaccarsi? Se lo chiedono in molti e non esiste una risposta univoca: tutti i ragionamenti in ogni caso si incastrano con la situazione nazionale, che, sebbene veda Salvini e Berlusconi ancora alleati, potrebbe degenerare da un momento all’altro, anche alla luce, peraltro, come in un gioco di specchi, della direzione del Pd convocata da Maurizio Martina per domani sera, ovvero della scissione ventilata da alcuni osservatori dopo l’intervista di Matteo Renzi domenica a Che tempo che fa.
In altri termini, perdurando in alcuni il sospetto che il patto del Nazzareno tra Renzi e il cavaliere non si sia mai rotto del tutto, c’è chi pensa che Salvini non voglia mollare la presa su Viterbo per ragioni che solo lui conosce, ma che comunque attengono ai precari equilibri interni alla coalizione. Da qui il timore di una spaccatura che invece si sarebbe potuta evitare se la trattativa per la scelta del candidato a sindaco non fosse stata mandata a Roma.
Molti sono convinti in pratica che lo snodo cruciale di tutta questa vicenda risieda proprio nella decisione di investire del caso Viterbo il tavolo nazionale del centrodestra. L’aver tolto alla libera determinazione del territorio la scelta di quale strada seguire sarebbe stato l’errore più macroscopico compiuto da Forza Italia e Fondazione di Gianmaria Santucci. Ovviamente si tratta di una lettura dei fatti tutta da dimostrare.

