di Sebastiano del Piombo
Sono Sebastiano Luciani, detto del Piombo a causa del mio lavoro di piombatore svolto per tanti anni in Vaticano. Dopo 5 secoli di oblio, qualcuno si è accorto di me. A Viterbo, però, mica a Venezia che pure mi dette i natali o a Roma dove risposano le mie vetuste spoglie. A Viterbo, avete capito bene, dove fino a ieri la classe politica neanche sapeva che esisteva un pittore chiamato così e che il Museo civico, alle loro amorevoli cure affidato, conservasse due mie opere: la Flagellazione e la Pietà.
A sentire le teorie che nella città dei papi si propinano sul sottoscritto, rimpiango Vasari, radio serva del suo tempo al pari delle web serve di oggi, che sul mio conto ebbe almeno il buongusto di tacere. A Viterbo tutti parlano e sparlano e lo spettacolo se non fosse pietoso sarebbe comico. Comico come tal Gianmaria Cervo, un drammaturgo, così lo definiscono, che però secondo me a vederlo e a sentirlo fa più che altro ridere. Ha una lingua velenosa, il “ragazzo”, e questo per una città come Viterbo sarebbe anche un merito, il fatto è che quasi sempre sentenzia di cose che non conosce – il sospetto è che lo faccia per far parlare di sé – con il risultato, a mio modesto parere, di essere ormai entrato a pieno titolo nel club di quelli che un giorno sì e l’altro pure fanno la pipì fuori dal vaso. Le tavole di del Piombo – ha detto recentemente il teatrante – non vanno spostate a Palazzo dei Priori: chi lo farà assassinerà il Museo. Ma, mi chiedo, su quali principi inconfutabili si basa questa sua convinzione? Oltre che comico, pardon drammaturgo, è anche un esperto di musealizzazione e di politiche culturali e turistiche?
Sia chiara una cosa: al sottoscritto, che non pretende di conoscere la verità, non interessa dire dove debbano essere conservate le mie opere. L’importante è che siano conservate bene. Al sottoscritto fa girare le scatole la strumentalizzazione politica del mio nome. Qui il più bravo di tutti è un certo Filippo Rossi, così mi dicono, uno che ha della cultura una visione tutta sua, molto monetaria e poco aulica. A suo dire, al contrario di Cervo, del Piombo va spostato per attrarre visitatori in centro. Peccato che Rossi e il suo entourage, a leggere le stupidaggini che digitano su Facebook, non abbiano ancora capito la differenza che c’è tra una tavola (è il caso che mi riguarda) e una tela, per cui sono autorizzato a pensare che in quanto a musealizzazione (insieme di tecniche atte a conservare al meglio le opere, oltre che a valorizzarle) siano gli ultimi a poter parlare. Per favore, viterbesi, chiudetegli la bocca. Alle prossime elezioni fateli tacere una volta per tutte. Relegate Rossi e i suoi accoliti nel dimenticatoio.
Sono addolorato per tutto questo più della Madonna che ho ritratto. Sono trafitto al cuore, ma la colpa, se proprio devo dirvela, non è solo di Rossi e Cervo. Anche Ponzio Pilato ha la sua buona dose di responsabilità. Ponzio Pilato chi? Ma certo, è ovvio, Leonardo Michelini, che a forza di lavarsi le mani per non sporcarsi si è inzuppato talmente tanto che presto prima di poter uscire da casa avrà bisogno di una lunga seduta sotto l’asciugatoio per far evaporare tutta l’umidità che trasuda dai suoi abiti. E’ lui che con il suo modo di fare presta il fianco alle polemiche infinite.
Tutto ciò fa venire il voltastomaco anche a uno come me che di mestiere ho fatto il piombatore.

